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  Padule di Fuchecchio



WWF: LE GUARDIE ECO-ZOOFILE SI FANNO IN QUATTRO, MA LA PROVINCIA LE OSTACOLA

di LORENZO CRISTOFANI
Se fino al 2013 la Prefettura aveva rilasciato i decreti di affidamento della vigilanza ambientale, non si capisce per quale motivo oggi abbia cambiato idea, come a sconfessare il suo operato precedente.

PISTOIA. Dalla terra dei fuochi campana a quella crotonese, dall’Ilva di Taranto fino al dissesto idrogeologico – che ogni anno colpisce persone, raccolti, aziende – e alle infinite criticità dimenticate: ormai le cronache degli ultimi anni non fanno che parlare di una crisi irreversibile tra l’uomo e l’ecosistema, globale e locale, che lo ospita. Cittadinanza attiva, coinvolgimento dal basso e mobilitazioni rimangono le uniche efficaci esperienze per invertire la tendenza e costruire un’alternativa che unisca salute, economia e ambiente; un’unione senza cui non è possibile immaginare la qualità della vita, ora, e sopravvivenza in futuro.

Per uscire dalla logica del catastrofismo e parlare anche delle esperienze virtuose che vanno nella logica del cambiamento, abbiamo parlato con Pier Luigi Palandri, storico ecologista pistoiese, in qualità di coordinatore del nucleo guardie giurate volontarie del Wwf.  Vale la pena infatti essere a conoscenza dell’attività di questo particolare nucleo, un gruppo di vigilanza eco-zoofila che non dipende economicamente da nessun ente pubblico in quanto volontario.

Nell’ultimo anno sono state 500 le ore di controllo del territorio con 130 servizi di vigilanza, 400 km percorsi, in auto, bici e a piedi, 400 le persone controllate con 35 esposti alle autorità amministrative locali e un ammontare di 5000 euro di sanzioni, comminate per infrazioni in materia di rifiuti, caccia e abusi edilizi.

Ci sono state anche segnalazioni alle autorità competenti, supportate sempre da fascicoli fotografici e cartografici, nell’ambito del rialzamento dei terreni e dello spandimento indiscriminato di fitofarmaci in agricoltura. Dal 2013 è inoltre attivo un numero verde –3384840935 – che raccoglie esposti e denunce di cittadini per violazioni amministrative a regolamenti locali, illeciti ambientali e maltrattamento di animali. Nel tempo sono anche aumentate le richieste per frequentare il corso di guardia eco-zoofila, a testimonianza che a volte, fortunatamente, anche l’ impegno civico è contagioso.

C’è un però: la Provincia di Pistoia, confidando che la vigilanza ambientale e venatoria non spetti alle guardie Wwf, ma che sia prerogativa esclusiva di un altro organismo, le Gav, istituite e finanziate nel ’98 dalla Regione Toscana, ha pensato bene di fare istanza di revoca, alla Prefettura, delle attribuzioni di vigilanza ambientale e venatoria dai decreti.

In sostanza fino ad ora la Prefettura aveva rilasciato ogni due anni i decreti che autorizzavano le guardie Wwf a svolgere la loro attività eco-zoofila, adesso invece, su sollecitazione dell’ente di piazza San Leone, la stessa Prefettura ha per il momento sospeso l’attribuzione. Momentaneamente perché tra le due parti contrapposte, Wwf e Prefettura, è in corso la procedura prevista dalla legge 241 per stabilire inequivocabilmente chi ha torto e chi ha ragione; del resto l’intenzione del Wwf è quella di percorrere tutti i gradi di giudizio previsti , dal Tar al Consiglio di Stato.

Il paradosso dei paradossi, in questa vicenda, è che se fino al 2013 la Prefettura aveva rilasciato i decreti di affidamento della vigilanza ambientale, non si capisce per quale motivo abbia cambiato idea, come a sconfessare il suo stesso operato precedente: un caso quindi curioso e forse da studiare.

Ma un altro elemento di riflessione, amara, è costituito dall’atteggiamento della Provincia, di prossimo smantellamento. Perché impedire a un gruppo di persone, che mette a disposizione tempo e denaro proprio per il rispetto della legalità e dell’ambiente, la possibilità di svolgere un servizio ormai auspicato da tutti e che va addirittura nella direzione del decreto Salva Italia ?

Non sarà mica, lasciateci pensare male, proprio perché l’atteggiamento professionale, incondizionato e troppo autonomo del servizio stesso di vigilanza, rischia di rompere – e forse ha rotto – le uova nel paniere a un tradizionale sistema italico degli equilibri e dei compromessi?

Infine il buon senso, la prima grande vittima di tutte le tragicommedie del Belpaese, suggerisce che basterebbe inserire solo quattro parole in uno dei tanti decreti omnibus per eliminare le ambiguità normative in materie di vigilanza ambientale.