Padule di Fuchecchio



Dati ARPAT: il negazionismo dei vivaisti pistoiesi

L’agenzia ARPAT, che è un ente terzo al di sopra delle parti e che ringraziamo sinceramente per il lavoro che svolge, ancora una volta ha pubblicato i dati sull’impatto dei pesticidi nel pistoiese, che tutto sono fuorché rassicuranti, da qualsiasi punto di vista li si voglia vedere ed analizzare.

Nel 2019 sono stati analizzati 73 campioni di acque superficiali e sotterranee. In quasi tutti è stato riscontrato un valore al di sopra del limite di quantificazione, eccezion fatta – guarda caso! – per i torrenti montani Sestaione e Limestre.

Lo Standard di Qualità Ambientale è stato superato in 6 stazioni su 14, mentre l’anno precedente fu superato in 9 stazioni su 16.

Vero è che si parla soprattutto di acque superficiali (comunque fonte di vita e di biodiversità) ma, come afferma testualmente ARPAT “… il superamento degli Standard di Qualità ha interessato un significativo gruppo di corpi idrici, per i quali sussiste un concreto rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità prevista dalle normative comunitarie, nazionali e regionali”.

La maggior parte dei superamenti degli standard, sia come pesticidi totali che come singolo principio attivo, è dovuta al diserbante Glifosate ed al suo metabolita AMPA che hanno raggiunto concentrazioni notevoli.

Il rapporto ARPAT prosegue:“La Piana vivaistica pistoiese e la Valdinievole” – evidentemente nella loro interezza – “sono interessate da una rilevante contaminazione di queste due molecole.”

Il tutto corredato da grafici e dati. Dati, appunto. Non parole, ma fatti, peraltro certificati non da ambientalisti ortodossi, ma da un ente terzo e qualificato che PER LEGGE garantisce l’attuazione degli indirizzi regionali nel campo della prevenzione e tutela ambientale.

E davanti a questa situazione, che certamente non migliora (tenuto conto anche di quanto ci chiede la Commissione Europea con la strategia “Farm to fork”, che mira ad una  riduzione del 50% dell’uso di pesticidi, del 50% di pesticidi altamente pericolosi, del 20% nell’uso di fertilizzanti e una del 50% dell’uso di antibiotici in agricoltura e acquacoltura, il tutto entro il 2030, rispetto alla situazione attuale), cosa dicono i vivaisti pistoiesi e le loro associazioni di categoria?

Minimizzano, eludono, ridimensionano. Prima qualcuno parla di “poche mele marce” (come se quelle mele appartenessero ad un’altra categoria produttiva), poi passano addirittura ad un negazionismo di maniera, per cui, secondo la loro visione, in fondo in fondo le situazioni sono circoscritte, specifiche (mentre ARPAT parla esplicitamente di una generalizzazione del problema dei pesticidi nella piana pistoiese ed in Valdinievole), adottando il classico linguaggio italiano di quando non si vogliono affrontare – di petto – i problemi.

Ora, escludendo che il glifosato venga cosparso nottetempo da ambientalisti talebani inebriati dal frinire delle cicale, evidentemente qualcuno lo usa a fini agricoli e lo fa in maniera generalizzata (anche perchè il Glifosate è ancora legale, e ci auguriamo ancora per poco)

Allora troveremmo molto più elegante, per non dire dignitoso, che le associazioni di categoria, anziché trincerarsi e fare spallucce o spendere vacue parole all’interno di inutili tavoli istituzionali (che non servono a nulla), dicessero chiaramente a tutti i cittadini quali sono le azioni che stanno intraprendendo per ridurre e/o mitigare il problema, anziché NEGARLO; considerato che il problema appunto esiste, che è accertato chiaramente da ARPAT.

I vivaisti dicano chiaramente a tutta la cittadinanza che intendono VERAMENTE risolvere il problema (anche perché ci auguriamo che non tarderà ancora molto la messa al bando DEFINITIVA del glifosate), a che punto sono nelle azioni adottate, gli investimenti economici che hanno stanziato, i risultati ottenuti ed il punto di arrivo programmato di messa a regime di una valida alternativa al Glifosate.

A Pistoia, le grandi aziende vivaistiche si contano sulle dita di due mani, basterebbe dire che l’azienda X, quella Y, la Z e la W stanno facendo questo ed altro per diminuire l’impatto della loro produzione sull’ambiente. Partendo da grandi aziende, sarebbe un segnale importante.

Che poi il problema non è appunto ciò che viene prodotto (sono piante, quindi esseri viventi: ad averne!) ma ciò che viene dato loro, senza per questo sminuire l’importanza di questo comparto produttivo all’interno del tessuto economico pistoiese.

Si elenchino fatti e procedure, senza negare o minimizzare un problema che i vivaisti per primi sanno essere reale e drammatico.

Da parte nostra abbiamo elaborato e proposto una (nuova) legge regionale sull’utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti in agricoltura, che giace ancora, ormai impolverata, in qualche cassetto.

In questo come WWF siamo collaborativi e disponibili al confronto con tutti, ma su FATTI, IMPEGNI, STANZIAMENTI DI FONDI, VOLONTA’ BEN PRECISE, non su chiacchiere per prendere tempo.

I tempi sono cambiati, gli stessi fatti della pandemia dimostrano chiaramente quali sono i danni arrecati dalle disattenzioni e distruzioni dell’ambiente e del clima.

Il tempo non c’è più e né si può andare avanti con la tattichetta italica di prendere tempo e negare le evidenze. Chiediamo ai vivaisti volontà imprenditoriale, senso di responsabilità e serietà delle proposte. Non è chiedere troppo, è per il dovuto rispetto alla cittadinanza intera che attende da anni risposte.

 

Firenze, 28 luglio 2020

Il Delegato regionale del WWF per la Toscana

Roberto Marini

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